Ti sei mai chiesto perché nutrire qualcuno, o ingrassare, possa risultare così intensamente erotico? Se hai un feticismo legato al feederismo (la fascinazione per il nutrire o l'essere nutriti in cerca di piacere sessuale), di sicuro non sei solo, e non sei strano perché vuoi capirci qualcosa di più. Anzi: due fra gli psicologi più celebri della storia, Sigmund Freud e Carl Jung, avrebbero probabilmente un paio di cose da dire sul tuo appetito d'amore.
In questo approfondimento esploreremo il feederismo dalle prospettive di Freud e di Jung, con un taglio amichevole e narrativo. 🍰 Avvicina una sedia, prenditi qualcosa da sgranocchiare (calzante, vero? 😋) e affondiamo i denti!
Hai una ragazza e fai fatica ad aprirti con lei sul tuo feticismo? Magari mandale questo!
Che cos'è, esattamente, il feederismo? (Una breve introduzione)
Prima di invitare Freud e Jung a tavola, chiariamo che cosa significa feederismo. Il feederismo (in inglese «feederism») è una sottocultura di nicchia del feticismo del grasso, in cui si erotizzano il mangiare, l'ingrassare e il nutrire. In una scena di feederismo, di solito, ci sono due ruoli:
- Il feeder — dall'inglese «to feed», cioè nutrire: la persona che ama dare da mangiare a chi ha accanto e incoraggiarla a ingrassare (è proprio questo gesto ad accenderla).
- La feedee — chi viene nutrita: la persona che ama farsi nutrire, mangiare e ingrassare, e che trova piacere sessuale nella sensazione di pienezza o nel vedersi ingrassare.
In altre parole, per chi vive questo feticismo il cibo non è solo cibo: è preliminare (o, a volte, il piatto forte). Il feederismo può andare dall'offrire con tenerezza alla persona amata una fetta di torta in più, fino a pratiche più estreme come far bere frullati ipercalorici con l'imbuto. E sì, di norma è consensuale e negoziato: due adulti che trovano la loro felicità fra calorie e curve.
Curiosità: il feederismo viene spesso considerato un feticismo da «aumento di peso erotico». Per alcune persone a eccitare è il processo stesso dell'ingrassare, non solo il risultato finale. Come sintetizza un rapporto accademico, «le feedee dichiarano di eccitarsi sessualmente mangiando, facendosi nutrire e all'idea o all'atto di ingrassare.» Vuol dire che il viaggio (ogni boccone, ogni chilo) è sexy quanto la meta.
Ora che sappiamo che cos'è il feederismo, immaginiamo di invitare i nostri due celebri psicologi a commentare questo banchetto insolito. Che cosa direbbe Freud mentre si liscia la barba, e che cosa vedrebbe Jung nelle nostre incursioni notturne al frigorifero? 🥐🕵️
(Anticipazione: hanno letture molto diverse, ma entrambe affascinanti!)
La lettura di Freud: tutto ruota attorno alla mamma, al latte e alla bocca
Quando si parla di qualcosa di kinky o di insolito nel sesso, Sigmund Freud salterebbe probabilmente fuori con una teoria sulla tua infanzia. Freud era convinto che le nostre preferenze sessuali da adulti si formino a partire da come abbiamo attraversato le prime fasi dello sviluppo. E sul feederismo punterebbe probabilmente dritto alla primissima: la fase orale.
La fissazione orale e gli appetiti che non finiscono mai
Secondo Freud i neonati conoscono il mondo — e l'amore — soprattutto attraverso la bocca: pensa a un bambino che succhia beato al seno della madre. Freud scrisse infatti una frase rimasta celebre: «il bambino che succhia al seno materno è diventato il prototipo di ogni relazione amorosa.» Detto altrimenti, quella sensazione calda e avvolgente di essere nutriti è la nostra primissima storia d'amore!
E se quei bisogni orali precoci non fossero stati soddisfatti alla perfezione (o lo fossero stati troppo)? Freud ti avvertirebbe che potresti sviluppare una fissazione orale: da adulto, cioè, potresti restare inconsapevolmente fermo lì, a cercare conforto e piacere attraverso la bocca. Gli esempi classici sono le persone che fumano, che si mangiano le unghie di continuo o che non riescono a smettere di masticare chewing gum. Freud arrivò a ipotizzare che una persona con una fissazione orale possa mangiare o bere più del dovuto, sempre nel tentativo di appagare quelle voglie infantili.
Ora, il feederismo porta la soddisfazione orale su un piano sessuale. Se ti eccita nutrire o mangiare, Freud annuirebbe con aria d'intesa: «Ecco! La libido (l'energia sessuale) cerca ancora gratificazione nella fase orale.» La sua teoria collega infatti in modo diretto il mangiare in eccesso, o una forte concentrazione sulle attività orali, a questioni irrisolte della prima infanzia. E in effetti molte persone con un feticismo legato al feederismo raccontano che l'atto di mangiare o di nutrire è ciò che le eccita di più, a volte perfino più degli atti sessuali «classici».
Freud potrebbe anche far notare che, per qualcuno, le fissazioni orali possono plasmare le preferenze sessuali. Osservò che un adulto fissato alla fase orale può ricavare piacere sessuale da cose come baciare, il sesso orale o altri comportamenti centrati sulla bocca, più che dal rapporto vero e proprio. Il feederismo rientrerebbe alla perfezione in questa idea: qui mangiare diventa un atto erotico, non così lontano da un bacio quanto a valore simbolico.
Questioni irrisolte con la mamma? La svolta edipica del feederismo
E non si può evocare Freud senza tirare in ballo il pezzo grosso: il complesso di Edipo (l'idea che nella prima infanzia proviamo sentimenti romantici inconsci verso il genitore di sesso opposto). Freud potrebbe chiedere con un mezzo sorriso a un feeder o a una feedee: tua madre è stata una figura molto accudente, oppure piuttosto avara di affetto? È un po' imbarazzante 😅, ma Freud riteneva che tutti ci portiamo dietro un desiderio inconscio verso quell'amore originario di chi si prendeva cura di noi. In un contesto di feederismo si potrebbe ipotizzare così:
- Una feedee (chi viene nutrita) potrebbe cercare inconsapevolmente di ricreare la sensazione di essere una bambina accudita, ricevendo attraverso il cibo il conforto e l'amore più assoluti (proprio come un neonato con il latte della mamma). La camera da letto (o la cucina!) diventa uno spazio sicuro in cui tornare «piccola»: amata senza riserve, libera dalle responsabilità adulte e piena in ogni senso.
- Un feeder (chi nutre) potrebbe invece, curiosamente, identificarsi con il ruolo del genitore che accudisce. Immagina un uomo che con tenerezza riempie di dolcetti la sua compagna: Freud potrebbe dire che sta mettendo in scena un ruolo materno, forse perché prendersi cura di qualcuno lo fa sentire potente o necessario, come un tempo lo fecero sentire i suoi genitori. (Freud adorava segnalare questi scambi di ruolo e queste identificazioni.)
Naturalmente Freud potrebbe anche prendere una piega più cupa e borbottare di «perversione». Per lui qualunque interesse sessuale non tradizionale (i piedi, il cibo, i costumi più stravaganti: scegli tu) si chiamava «perversione sessuale» — non come insulto, ma come termine clinico: significava che l'energia sessuale aveva deviato dal percorso tipico del rapporto a fini riproduttivi. Il feederismo finirebbe probabilmente in questa casella, con l'ipotesi che a un certo punto dello sviluppo si siano incrociati i fili fra cibo e sesso. Forse da bambino hai imparato (o deciso) che cibo significa amore in un modo molto intenso, e più avanti la tua libido ha seguito fedelmente quella strada.
Freud in due parole: direbbe con ogni probabilità che il tuo feticismo legato al feederismo nasce da una fissazione orale: in sostanza, una parte di te è ancora quel bambino che trovava la beatitudine in una pancia piena e in qualcuno che lo amava e lo accudiva. La carica erotica che senti nel nutrire, o nell'essere nutrito, è un ritrovamento di quel primo amore (il latte e la mamma). Non si tratta davvero di cupcake o di frullati con l'imbuto: si tratta di conforto, di intimità e, sì, di voglie infantili rimaste in sospeso. Come scherzerebbe Freud: «Sesso e panini? Riporta tutto alla culla.» 🍼🥪
Prima di andare a incolpare i tuoi genitori per il tuo kink (ti prego, non farlo, ahah!), ricorda che quelle di Freud sono soltanto una delle chiavi di lettura possibili. Stiamo per vederne una completamente diversa con Carl Jung: una che chiama in causa antiche dee e la crescita della tua psiche. Pronto per un po' di pepe archetipico? 🌶️
La lettura di Jung: nutrire l'anima (archetipi, ombre e tutto il resto)
Dove Freud guardava all'indietro, verso l'infanzia, Carl Jung guardava spesso dentro e fuori: verso l'anima, i simboli e la sapienza collettiva dell'umanità. Mentre Freud analizzerebbe come il tuo passato ti ha reso un feeder o una feedee, Jung ti chiederebbe che cosa significa per te il feederismo, nel profondo. Quale archetipo, o quale storia, si sta mettendo in scena attraverso il tuo feticismo?
Jung non si concentrava su «fasi» precise dello sviluppo. Credeva piuttosto nell'inconscio collettivo: una specie di pozzo condiviso di simboli e archetipi (personaggi e temi universali) che riaffiorano nei nostri sogni, nelle nostre fantasie e, sì, a volte in ciò che ci eccita. Esploriamo qualche concetto junghiano che si sovrappone al feederismo in modo sorprendente.
La Grande Madre: cibo, fertilità e abbondanza
Uno dei grandi archetipi junghiani è la Grande Madre. Pensa alla Madre Terra, dea della fertilità e del nutrimento. Viene spesso simboleggiata da immagini di opulenza: una cornucopia traboccante di cibo, un ventre gravido, seni grandi e colmi di latte. In molte culture antiche le statuette dalle forme generose (fianchi, ventri e seni ampi) simboleggiavano fertilità, ricchezza e cura.
Prendi per esempio la celebre statuetta preistorica della Venere di Willendorf: una minuscola figura dell'età della pietra che ritrae una donna nuda dalle curve esagerate (ventre e seni voluminosi). Gli archeologi ritengono che potesse essere un idolo della fertilità, in pratica un simbolo preistorico della «Grande Madre». I junghiani hanno poi notato quanto siano diffuse immagini di questo tipo: il che suggerisce che l'idea di una madre generosa che nutre sia radicata in profondità nella psiche umana.
Figura: la statuetta preistorica della Venere di Willendorf (~25.000 a.C.) è spesso letta come simbolo di fertilità e abbondanza. I junghiani interpretano le sue forme generose come l'incarnazione dell'archetipo della «Grande Madre»: un'immagine primordiale di accudimento, nutrimento e opulenza che dona la vita.

(Nel feederismo, l'attrazione per un corpo ben nutrito, o per l'atto stesso del nutrire, può attingere a questa antica associazione archetipica con la fertilità e la cura.)
Colleghiamo ora il tutto al feederismo: è azzardato dire che la pancia che cresce di una feedee, o il gesto di un feeder che porta il cibo, risuonano con l'archetipo della Grande Madre? Forse no! Jung ci inviterebbe a considerare che, sul piano simbolico, il grasso può rappresentare fertilità, conforto e abbondanza. La feedee, nella sua pienezza, incarna l'abbondanza: come un'icona vivente della fertilità. Il feeder assume spesso un ruolo di cura, provvedendo al sostentamento, simile a una madre o a una generosa figura della terra.
In termini junghiani il tuo feticismo potrebbe essere ben più di una stranezza della tua storia personale: potrebbe collegarti a un'antichissima danza simbolica fra chi nutre e chi è nutrito, fra creazione e crescita. Il piacere che ne ricavi potrebbe essere, in parte, il modo in cui l'anima riconosce un archetipo profondo: nutrimento = amore = vita.
L'analista junghiano John Sanford disse una volta che, quando ci innamoriamo (o desideriamo), ci innamoriamo spesso di un'immagine dentro l'altra persona, che riflette qualcosa della nostra stessa psiche. Se dunque vedere la persona che ami ingrassare ti fa impazzire, forse la tua psiche è rapita dall'immagine dell'amante generosa (la tua versione personale dell'archetipo della Grande Madre, o del Grande Padre, dell'abbondanza). È un bel modo di inquadrarlo: il feederismo come rituale intimo che onora l'archetipo dell'abbondanza e della cura.
Il lato d'Ombra: il desiderio nel buio
Naturalmente un'analisi junghiana non sarebbe completa senza un passaggio dall'Ombra: quelle parti di noi che rifiutiamo o teniamo nascoste e che poi sgusciano fuori per altre vie. La società di oggi si porta dietro parecchio bagaglio sul tema del corpo e della taglia. Siamo bombardati da messaggi secondo cui «il grasso è una brutta cosa», o secondo cui bisogna stare a dieta ed essere magri per risultare attraenti. È possibile che chi cresce dentro quelle norme finisca per reprimere qualunque attrazione per i corpi grassi o qualunque desiderio di lasciarsi andare. E quella repressione può spingere questi desideri nell'Ombra… dove spesso acquistano forza.
Jung direbbe: ciò che reprimi troverà il modo di riaffiorare, a volte in forme esagerate o simboliche. Un feticismo può a volte essere un modo in cui la psiche esprime qualcosa di proibito in una forma cifrata e «sicura». Nel caso del feederismo, il tabù del grasso e il piacere proibito della gola vengono trascinati in camera da letto, trasformando la vergogna in eccitazione.
Pensaci: molte feedee raccontano quel misto di vergogna ed emozione quando i vestiti smettono di andare bene o quando vedono salire i numeri sulla bilancia. Un junghiano potrebbe chiedere: una parte dell'eccitazione nasce dal ballare con la tua Ombra? Forse il feticismo si alimenta anche di quella sensazione un po' birichina: «sto facendo qualcosa che la società non approverebbe, e mi dà un senso di libertà.» Abbracciare la propria Ombra — qui, il tuo amore per il grasso e per il cibo — può davvero liberare un'energia intensa. In un certo senso il feederismo potrebbe essere il modo in cui la tua psiche integra la propria Ombra, trovando bellezza ed emozione in ciò che gli altri considerano vietato.
Sul versante opposto, l'Ombra può manifestarsi anche quando qualcuno usa il feederismo per esprimere emozioni sepolte. Pensa alla situazione descritta da un'utente di Reddit: il suo ex aveva un feticismo del grasso, ma se ne eccitava soltanto di nascosto; nella vita di tutti i giorni, invece, le donne grasse gli facevano ribrezzo (un atteggiamento doppio e confuso). Alcuni junghiani l'hanno letto come un uomo «eccitato dal proprio disgusto»: la sua attrazione repressa, sepolta nell'Ombra, usciva sotto forma di feticismo proprio perché arrivava avvolta in umiliazione e tabù. Detto altrimenti, la sua mente cosciente diceva «che schifo», ma la sua Ombra diceva «lo desidero», e il conflitto stesso generava l'eccitazione sessuale.
La lezione di Jung: esplorare i sentimenti inconsci dietro al tuo feticismo — quelli teneri e accudenti e quelli scuri e scomodi — può portare a una consapevolezza di sé profonda. La tua amante interiore è una benevola Grande Madre che offre calore e biscotti con gocce di cioccolato? 🍪 Oppure si aggira anche un po' dell'archetipo della «Madre Terribile», quella forza che divora e controlla? Jung osservò che ogni archetipo ha un lato luminoso e uno oscuro. La Grande Madre dà la vita, ma la Madre Terribile (il suo aspetto d'ombra) può soffocare o divorare.
Nel feederismo questo potrebbe tradursi nella linea sottile fra prendersi cura e controllare. Una relazione sana fra feeder e feedee potrebbe somigliare all'abbraccio di una Grande Madre: consolante, consensuale, capace di guarire. Ma se scivola nella manipolazione, o nel mettere a rischio la salute senza alcuna attenzione, allora forse si stanno aprendo le fauci divoranti della Madre Terribile. Jung ti spingerebbe a tenere d'occhio quell'equilibrio: vi state nutrendo a vicenda, o vi state «consumando»? Simbolicamente, s'intende!
Cibo per la crescita personale
Un altro angolo junghiano è vedere qualunque feticismo come un simbolo scelto dalla tua psiche. Più che un problema da risolvere, potrebbe essere una storia da dipanare. Jung chiederebbe: perché il cibo? Perché il peso? Che cosa significano per te, personalmente? Forse sei cresciuto in una casa dove il cibo era il modo di mostrare l'amore (grandi pranzi di famiglia = amore), e la tua mente erotica si è aggrappata al cibo come lingua dell'affetto. Oppure hai attraversato un periodo della vita in cui ti sei sentito affamato — emotivamente o fisicamente — e adesso l'idea dell'abbondanza ti eccita come modo di compensare quella mancanza.
Jung dava enorme importanza al significato individuale. Ti incoraggerebbe a esplorare i tuoi sogni o i tuoi ricordi legati al nutrire e alla pienezza. Fai sogni ricorrenti in cui mangi o vieni mangiato? (È comune, che tu ci creda o no.) Idealizzi certi animali — quelli che si riempiono la pancia prima del letargo — o figure come Babbo Natale (gioviale e grasso)? Immagini così possono essere indizi del tuo mito personale.
In definitiva la prospettiva di Jung ti dà il potere di vedere il tuo feticismo non come uno strano difetto di fabbrica, ma come parte della tua individuazione: il viaggio che porta a diventare interi. Comprendendo gli strati simbolici del feederismo potresti scoprire che è collegato alla tua creatività, al tuo bisogno di sicurezza o alla tua capacità di prenderti cura degli altri e di te stesso. Nella terapia junghiana si può perfino praticare l'immaginazione attiva, dialogando con il «feeder interiore» o la «feedee interiore» come fossero personaggi: che cosa direbbero? Sono un antico dio, o un'antica dea, dell'abbondanza sotto mentite spoglie? Un sé bambino che ha fame d'amore? Un ribelle che sfida le norme? Ascolta, e potresti stupirti di quali intuizioni verranno a galla (un po' come quel rutto soddisfatto dopo un bel pasto: perdona l'immagine!).
Jung in due parole: ti inviterebbe a guardare al feederismo come a un simbolo pieno di significato. Il feticismo potrebbe mettere in scena l'archetipo della Grande Madre: una danza fra chi nutre e chi è nutrito che parla a desideri umani profondi, quelli per cui cibo = amore. Potrebbe anche coinvolgere la tua Ombra, trasformando la vergogna sociale in piacere privato. Invece di chiedere soltanto «che cosa è successo nel tuo passato?», Jung chiede: «quale storia sta raccontando il tuo feticismo, e in che modo capirla può aiutarti a crescere?»
Test: capire il tuo feederismo (un mini-test di autoriflessione)
Ecco allora un piccolo test di autoriflessione. Prendi un quaderno, oppure limitati a rimuginarci su. (Non c'è nessun voto, promesso! Consideralo una chiacchierata con il tuo inconscio davanti a una tazza di tè… o a una coppa di gelato🍦).
- I primi ricordi legati al cibo: qual è il ricordo d'infanzia più felice, o più vivido, che ha a che fare con il cibo? Un familiare affettuoso che ti serve il tuo piatto preferito? Una festa con la torta? O magari il cibo come consolazione, quando eri triste? Indizio freudiano: qui possono affiorare tracce di eventuali sentimenti infantili che oggi risuonano nel tuo feticismo.
- Che cosa ti eccita di più?: nel feederismo ti accende di più l'atto di nutrire (la dinamica di potere e di cura), oppure l'ingrassare e i cambiamenti del corpo, o ancora altro (l'aspetto dello sporcarsi, per esempio, o quello della sottomissione)? Prova a mettere a fuoco l'elemento centrale che ti fa vibrare. Indizio junghiano: ogni elemento può legarsi a un archetipo o a un significato diverso (l'accudire, la trasformazione, l'infrangere un tabù).
- Cura o controllo: come ti senti durante le tue attività di feederismo — profondamente legato e amato, oppure potente e al comando, o magari un po' entrambe le cose? Quello che proviamo può rivelare quale ruolo archetipico stiamo incarnando. (L'energia della Grande Madre suona più come «voglio prendermi cura / essere accudito», mentre l'Ombra o il gioco di potere suonano come «voglio dominare / arrendermi».) Capirlo può aiutarvi a tenere il vostro gioco dal lato che volete davvero: amorevole, e non eccessivamente controllante.
- Il tuo io pubblico e quello privato: come vivi il tuo feticismo rispetto a quello che pensa la società? È qualcosa che festeggi di te, o qualcosa che nascondi per vergogna? Se provi vergogna, chiediti perché: è solo paura del giudizio altrui, o giudichi anche tu, dentro? Se provi orgoglio o accettazione, che cosa ti ha aiutato ad arrivarci? (Questa domanda scava nell'integrazione dell'Ombra: fare proprio ciò che gli altri rifiutano.)
- Simboli e sogni personali: hai notato fantasie o sogni ricorrenti legati al nutrire, al peso o alla taglia? Fantastichi, per esempio, di trasformare qualcuno (o te stesso) in modo radicale? Ci sono immagini — una dea, un animale, una scena precisa — che ti eccitano ogni volta? Mettile per iscritto: potresti scoprire che ti immagini spesso come re o regina che imbocca la persona amata con chicchi d'uva (ciao, archetipo del potere 🍇), oppure come bambino viziato di dolcetti (ciao, bambino interiore). Ogni simbolo è un indizio di che cosa significhi per te il feederismo.
Non ci sono risposte «giuste» a queste domande: sono soltanto cibo per la mente (non ho resistito al gioco di parole!). L'obiettivo è accendere una conversazione fra il tuo io di tutti i giorni e gli strati più profondi della tua psiche. Potresti anche pensare di parlarne con un terapeuta che conosce il mondo kink, se vuoi andare più a fondo in uno spazio sicuro.
Mettiamo tutto insieme: abbraccia la comprensione 🧠💖
Sia Freud sia Jung offrono lenti affascinanti sul feticismo legato al feederismo, ma alla fine dei conti la tua esperienza è unica e appartiene solo a te. Può darsi che la spiegazione freudiana della «fissazione orale» ti risuoni dentro: forse riconosci davvero un filo che viene dall'infanzia (per esempio quel sentirti amato ogni volta che a cena ti offrivano il bis, e oggi amplificare quella sensazione è erotico). Oppure sono stati gli archetipi di Jung a fare clic: ti accorgi, mettiamo, di essere sempre stato attratto dalle immagini di abbondanza (banchetti del raccolto, ambienti morbidi e accoglienti) e che il tuo feticismo è il prolungamento di quell'amore per l'abbondanza e per il conforto.
Capire la psicologia che sta dietro al tuo feticismo può darti una forza enorme. Può trasformare quella che magari è stata una fonte di confusione o di vergogna in un'occasione di conoscenza di sé e di amore per sé. In fondo, le nostre particolarità sessuali stanno spesso all'incrocio fra mente, corpo e cultura: hanno moltissimo da dirci, se le ascoltiamo.
Qualche promemoria amichevole prima di chiudere:
- Non sei «rotto» e non sei «solo»: esistono comunità intere (online e non) di persone che vivono il feederismo e i feticismi affini. Come esseri umani siamo incredibilmente diversi in ciò che troviamo sexy, ed è giusto così! Finché tutto è consensuale e sicuro, avere un feticismo poco comune non ti rende meno degno né meno «normale».
- Consenso e comunicazione sono tutto: Freud e Jung erano impegnati a teorizzare sulla mente, ma restiamo anche pratici. Se metti in gioco il feederismo, tieni la comunicazione aperta con chi hai accanto. Il feticismo può portare con sé questioni di salute (ingrassare in fretta può comportare dei rischi), quindi assicuratevi di essere d'accordo su limiti, obiettivi e benessere. Prendersi cura, non fare del male: è lì il punto di equilibrio in cui fantasia e cura si incontrano.
- Accettazione di sé: esplorando le possibili radici e i possibili significati del tuo feticismo potresti scoprire di apprezzarlo — e di apprezzarti — sotto una luce nuova. Magari scopri che, in fondo, il tuo desiderio parla soprattutto di intimità e di fiducia (nutrire qualcuno, o farsi nutrire, richiede entrambe!). O che parla di libertà: fare un gesto di sfida alla cultura della dieta e concederti ciò che ti fa stare bene. Qualunque cosa sia, abbraccia quella verità. Spesso la comprensione scioglie buona parte del senso di colpa e della confusione.
Per concludere, immagina la scena: Freud, Jung e tu, seduti insieme dopo questo gran banchetto di idee. Freud alza un calice di vino (o un biberon, ah!) e brinda al bambino interiore che ancora assapora il dolce conforto. Jung solleva una fetta di torta al cioccolato, onorando gli antichi dèi del piacere e dell'abbondanza che sorridono su questo momento. E tu? Tu resti lì, sentendoti un po' più visto, un po' più capito e, si spera, molto più in pace con la tua deliziosa persona. 🍰❤️
Buon appetito, allora, e che il tuo viaggio alla scoperta di te sia appagante quanto il più peccaminoso dei dolci. Alla salute!

